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5 Dicembre 2012

Biografia di Franco Mancini

Filed under: Teatro — admin @ 16:31

Cercando in rete la biografia di uno dei più prestigiosi studiosi di scenografia italiani, scenografo, docente, storico e critico, Franco Mancini, ho notato con grande dispiacere che mancava qualsiasi notizia. Rimedio a questa carenza per tutti coloro che sanno chi era ed anche per coloro che lo hanno soltanto sentito nominare.

FRANCO MANCINI
Estratto aggiornato della voce pubblicata nell’Enciclopedia dello Spettacolo

«Architetto, scenografo e studioso italiano di teatro, nato a Massa Lubrense (Napoli) il 20 Gennaio 1930. Laureatosi in architettura all’università di Napoli, dopo aver prestato servizio come assistente presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli (1955-1962), dal 1963 al 1966 è titolare alla cattedra di Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel ’67 torna all’Accademia di Napoli dove, dal ’70 all’84, ricopre anche la carica di direttore.
La sua attività di scenografo, iniziata nel 1955, si è svolta prevalentemente, con una riconoscibile coerenza di stile, a Napoli, per Eduardo De Filippo e il Teatro San Ferdinando (compagnie Scarpettina e De Filippo). Per lo stesso E. De Filippo ha allestito una serie di atti unici trasmessi dagli studi milanesi della RAI TV.
Mancini ha lavorato anche per il cinema, creando le scenografie di La sfida di Francesco Rosi (Leone d’argento al Festival di Venezia del 1958), L’isola di Arturo di Damiano Damiani (Gran premio al Festival di San Sebastiano del 1963), Lo sgarro di Silvio Siano (id.), I due della legione di Lucio Fulci (1962). Ha inoltre partecipato alla preparazione dei film La donna scimmia di Marco Ferreri e La rimpatriata di Damiano Damiani.
Le sue idee sulla scenografia, che egli rivendica (contro le esperienze occasionali di artisti figurativi) quale competenza esclusiva di una solida preparazione sia tecnica sia storico-culturale, sono esposte in alcuni articoli, tra i quali ricordiamo Scenografia: un rapporto da precisare in Critica d’arte, 1964, N. 62; Un’esperienza cinematografica: L’isola di Arturo, ivi, 1965, N. 69.
Ottimo studioso di storia della scenografia, si è occupato soprattutto di argomenti relativi al teatro locale, pubblicando in Napoli nobilissima una serie di articoli poi raccolti nel volume Scenografia napoletana dell’età barocca (Napoli, 1964)». É anche autore di un fondamentale saggio sulla scenografia del ‘900 dal titolo L’evoluzione dello spazio scenico dal naturalismo al teatro epico, Ed. Dedalo, Bari, 1975.

«Questo saggio di Franco Mancini penetra nel vivo di una esperienza che non può non considerarsi oggi come dotata di una sua specifica validità entro il sistema tradizionale delle arti, e che anzi contribuisce a mettere in crisi le sue partizioni consuete. L’esplorazione che così risulta – attraverso nomi prestigiosi, da Diaghilev a Piscator, da Stanislavski a Meyerhold, da Appia a Craig, a Bragaglia –, non ripercorre perciò sentieri tracciati, ma apre una nuova via, o una nuova ottica, su gran parte dello spazio artistico moderno e contemporaneo: entro e al di fuori del teatro».

 

 

SCENOGRAFIE TEATRALI (tutte a Napoli salvo diversa indicazione):

1955 – O’ scarfalietto di E. Scarpetta (T. S. Ferdinando, regia M. Mangini)
1956 – Nina Bonè di E. Scarpetta (Ivi, regia Id.); La venere coi baffi di M. Amendola e R. Maccari (T. Politeama, regia degli autori)
1957 – ‘Na mugliera zetella di E.Scarpetta (T. S. Ferdinando, regia R. Minervini); Era zetella, ma… di V.Scarpetta (Ivi, regia Id.); Tre cazune furtunate di E. Scarpetta (Ivi, regia A.Brissoni)
1958 – ’Nu turco napulitane di E. Scarpetta (Ivi, regia E. De Filippo); Cane e gatte di E. Scarpetta (Ivi, regia Id.); ‘A casa vecchia di E. Scarpetta (Ivi, regia Id.); La fortuna con la effe maiuscola di E. De Filippo e A.Curcio (Ivi, regia Id.); Duie marite ‘mbruglìune di E. Scarpetta (Ivi, Regia M. Mangini); Le bugie con le gambe lunghe di E. De Filippo (Roma, T. Valle, regia E. De Filippo); Anema e core di Vinti e Nelli, musiche di Tito Manlio (T. Mediterraneo, regia M. Landi)
1959 – Il processo Fiaschella di E. Scarpetta (T. S. Ferdinando, regia M. Mangini); Tanta guaie pe’ durmì di V. Scarpetta (Ivi, regia Id.); Nu figlio a pusticcio di E. Scarpetta (Ivi, regia Id.); Miseria e nobiltà di E. Scarpetta (Ivi, regia Id.); I due Sciosciammocca di E. Scarpetta (Ivi, regia Id.); Zetiello vedovo e ‘nzurato di E. Scarpetta (Ivi, regia Id.); Il medico dei pazzi di E. Scarpetta (Ivi, regia E. De Filippo)
1960 – Le nuvole di Aristofane (T. alla Floridiana, regia M.Galdieri); L’osteria di Marechiaro di F. Cerlone (T. SME, regia E. De Mura)
1961 – Vado per vedove di G. Marotta e B. Randone (T. Politeama, regia L. De Felice); Pensaci Giacomino! di L. Pirandello (Ivi, regia R. Minervini)
1962 – L’età dell ‘oro, coreografie di V. Lombardi (T. Mediterraneo)
1964 – Dolore sotto chiave e Uomo e galantuomo di E. De Filippo (T. S. Ferdinando, regia E. De Filippo)
1965 – La malizia de li femmene di F. Cerlone (T. Bracco, regia V.Viviani); L’albergo del silenzio di E. Scarpetta (Ivi, regia Id.)
1985 – Ernani di G. Verdi (Modena, T. Comunale, regia G. De Bosio)
1987 – Elisabetta regina d’Inghilterra di G. Rossini (Torino, T. Regio, regia G. De Bosio)

SCENOGRAFIE CINEMATOGRAFICHE

1957 – La sfida di Francesco Rosi (Leone d’argento al Festival di Venezia del 1958)
1962 – L’isola di Arturo di Damiano Damiani (Gran premio al Festival di San Sebastiano del 1963)
Lo sgarro di Silvio Siano
I due della legione di Lucio Fulci.
Ha inoltre collaborato alla preparazione dei film La donna scimmia di Marco Ferreri (1963) e La rimpatriata di Damiano Damiani (1963)

SCENOGRAFIE TELEVISIVE

1956 – tre atti unici di E. De Filippo: Il chiavìno, I morti non fanno paura, Il dono di Natale (regia televisiva V. Bigazzi)
1958 – La cantata dei pastori di A. Perrucci (regia V. Viviani)
1959 – Il medico dei pazzi di E. Scarpetta (regia E. De Filippo); La fortuna con la effe maiuscola di E. De Filippo e A. Curcio (regia E. De Filippo)

APPARATI FESTIVI

1960 – Per la festa di Piedigrotta, nel centenario dell’Unità d’ltalia, il carro Partenope capitale delle Due Sicilie
1969 – Per la festa di Piedigrotta, impianto scenografico dello spettacolo acquatico La leggenda di Niccolò Pesce, rappresentato, con la regia di G.Magliulo, nello specchio di mare tra Castel dell’Ovo e Mergellina
1970 – Per Natale a Napoli, coordinamento degli addobbi per sei piazze cittadine affidati ad un gruppo di artisti: Carlo Alfano (piazza Vanvitelli), Renato Barisani (piazza Carità), Gerardo Di Fiore (piazza Nicola Amore), Carmine Di Ruggiero (piazza Trieste e Trento), Mario Persico (piazza Amedeo), Gianni Pisani (piazza dei Martiri).

ALLESTIMENTI Dl MOSTRE

1975 – Illusione e pratica teatrale. Venezia, Fondazione Giorgio Cini
1978 – La Regione Campania e le celebrazioni del centenario dell’Università di Stoccolma. Stoccolma, Palazzo della Cultura, 4 -10 dicembre
1980 – Il trucco urbano, sezione della mostra Civiltà del Settecento a Napoli. Napoli, Villa Pignatelli
Vita popolare in Campania. Documenti e testimonianze. Napoli, Castel dell’Ovo
Napoli arte 80. Napoli, Casina dei fiori, luglio-settembre
Ceramiche popolari. Capri, Certosa San Giacomo
Le statue della Grotta Azzurra. Capri Certosa di San Giacomo, estate (1980 0 1981)
La Madonna dell’Idria. Napoli, Castel dell’Ovo
Natale a Villa Pignatelli. Manoscritti e miniature, sculture dipinti e disegni, scenografie e figurine presepiali. Napoli, Villa Pignatelli
1981 – Napoli nelle raccolte Alinari. Napoli, Convento di Santa Chiara, 30 aprile
Giorgio Sommer fotografo a Napoli. Napoli, Casina del Fusaro, 12 settembre
Il Vesuvio. Mito, religiosità, arte, scienza, proposte d’uso. Somma Vesuviana, Convento di Santa Maria del Pozzo, dicembre-gennaio
Natale a San Gregorio Armeno. dicembre
1982 – La scrittura e il gesto. Itinerari del teatro napoletano dal Cinquecento ad oggi, Napoli, Palazzo Reale, Galleria Principe Umberto, Castel dell’Ovo
1987 – Leopardi. Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele
1990 – Leopardi. La vita, i luoghi, le opere. Mostra itinerante (Madrid, Chicago, New York, Berlino, Teggiano)
2000 – Johann Sebastian Bach Thomaskantor. Napoli, Conservatorio San Pietro a Majella, luglio

SOGGETTI E SCENEGGIATURE PER LA TV

1980 – Il trucco urbano
1981 – Piedigrotta. Una festa che muore
198 ?? – Il presepe napoletano

PUBBLICAZIONI

1963 – Le maschere e i carri di Carnevale nel periodo barocco, in ’Nferta napoletana. Napoli, Fiorentino
1964 – Scenografia napoletana dell’età barocca. Napoli, ESI
1966 – Scenografia italiana dal Rinascimento all’età Romantica. Milano, Fratelli Fabbri
Il Piermarini e la costruzione del teatro alla Scala, in La Scala. Milano, Nuove Edizioni
Il presepe napoletano nella collezione Eugenio Catello. Firenze, Sansoni
1968 – Feste ed apparati civili e religiosi in Napoli. Dal Viceregno alla Capitale., Napoli, ESI
1969 – Prefazione al volume di Elio Catello Francesco Celebrano e l’arte nel presepe napoletano del ‘700. Napoli, Berisio
1972 – L’allestimento scenico nell’opera dei trattatisti, in Scritti in onore di Roberto Pane. Napoli, Istituto di Storia dell’architettura dell’Università di Napoli
1975 – L’evoluzione dello spazio scenico dal Naturalismo al teatro epico. Bari, Dedalo
1980 – L’illusione alternativa. Lo spazio scenico dal dopoguerra ad oggi. Torino, Einaudi
Scenografia napoletana dell ‘Ottocento. Antonio Niccolini ed il Neoclassico. Napoli, ESI
Lindström e l’illustrazione di costume a Napoli. Napoli, SOGRAME
Il repertorio magico in Napoli e la Campania, in Guida dell ‘Espresso. Venezia, Neri Pozza
1981 – Con l’Abbé de Saint·Non alla riscoperta del popolare, in Sul Voyage Pittoresque dell Abate di Saint-Non. Napoli, SEN
1982 – Il presepe napoletano. Napoli, SEN
1983 – Il presepe napoletano. Scritti e testimonianze dal secolo XVIII al 1955. Napoli, SEN
1984 – I teatri del Veneto. Verona e Vicenza, vol. II (in collaborazione con Maria Teresa Muraro ed Elena Povoledo). Venezia, Corbo e Fiore
1985 – Gli apparati, in La scena della festa. Bozzetti ed apparati scenografici per la festa dei Quattro Altari di R. De Majo. Napoli, Guida
Pietro Fabris. Raccolta di varii vestimenti ed arti nel Regno di Napoli. Napoli, Guida
1986 – Lady Hamilton. Una donna d’altri tempi. Massa Lubrense, Il sorriso di Erasmo
1987 – Il teatro di San Carlo (1737-1987), La storia, la struttura. Napoli, Electa Napoli
Il teatro di San Carlo (1737-1987), Le scene, i costumi. Napoli, Electa Napoli
1988 – I teatri del Veneto. Padova e Rovigo, vol. III (in collaborazione con Maria Teresa Muraro ed Elena Povoledo). Venezia, Corbo e Fiore
Le feste al San Carlo, in Il Teatro di San Carlo. Milano, Franco Maria Ricci
I due Bellini, in Il teatro Bellini. Napoli, Araba Fenice
Philzpp Hackert. Un pittore cesareo alla corte di Ferdinando IV. Napoli, Grimaldi
1990 – La scena illusiva. Dallo spazio prospettico all’atmosfera drammatica, in Romolo Liverani scenografo. Faenza, F.lli Lega
1990 – Introduzione alla ristampa della raccolta: Carl Jacob Lindstrom, Panorama delle Scene Popolari di Napoli, 1832 con note di Roberto Pane. Napoli, Fiorentino
1991 – I luoghi, le feste, in Nel segno della tradizione: Piedigrotta. I luoghi, le feste, le canzoni. Napoli, Guida
Le metamorfosi di Clerici, in Fabrizio Clerici al teatro alla Scala. Milano, Edizione Amici della Scala
1993 – La Nunziatella nel vedutismo, in La Nunziatella. Napoli, Fiorentino
Schede di aggiornamento per la ristampa del volume di Raffaele D’Ambra, Napoli antica. Napoli, Franco Di Mauro
I pastori napoletani del Settecento nelle raccolte sorrentine. Napoli, Franco Di Mauro
1994 – I teatri del Veneto. Treviso e la marca trevigiana, vo1.IV (in collaborazione con Maria Teresa Muraro ed Elena Povoledo). Venezia, Corbo e Fiore
Introduzione alla ristampa del volume di Antonio Perrone, Il Presepe a Napoli. Cenni storici. Lecce, Argo
I travestimenti del Monarca, introduzione alla ristampa della raccolta Costumi della festa data da S. Maestà il di 20 Febbraio 1854 Nella Reggia di Napoli. Opera dedicata a S.A.R. L’Infante D. Sebastiano Gabriele da Luigi Marta. Napoli, Franco Di Mauro Editore
1994 – Due regni per un teatro, introduzione al volume Il Teatro Verdi. Salemo, Edizioni 10/17
1995 – I teatri del Veneto. Venezia. Teatri effimeri e nobili imprenditori, vol. I tomo 1 (in collaborazione con Maria Teresa Muraro ed Elena Povoledo). Venezia, Corbo e Fiore
1996 – I teatri del Veneto. Venezia e il suo territorio. Imprese private e teatri sociali, vol. I tomo I1 (in collaborazione con Maria Teresa Muraro ed Elena Povoledo). Venezia, Corbo e Fiore (I° premio Salotto Veneto 1997)
1997 – L’arredo urbano ovvero perennità dell’effimero, in Cosimo Fanzago, Protagonisti nella storia di Napoli n. 7. Napoli, Elio De Rosa Editore
I teatri di Natale, in Presepe napoletano. Napoli, Franco Di Mauro Editore
ristampa del volume Feste ed apparati civili e religiosi in Napoli dal Viceregno alla Capitale. Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane
1998 – Il presepe napoletano nel mondo. La raccolta Bordoni. Napoli, Franco di Mauro Editore
1999 – Il presepe napoletano nel mondo. La raccolta Scarlato. Napoli, Franco Di Mauro Editore
Il presepe napoletano nel mondo. La raccolta Roberto Catello. Napoli, Franco Di Mauro Editore
Nuove finalità e vecchie consuetudini negli spettacoli della Repubblica Napoletana, in Napoli I799 (in collaborazione con Maria Rascaglia). Napoli, Franco Di Mauro Editore
2001 – Il presepe napoletano nel mondo. La raccolta Soricelli. Napoli, Franco Di Mauro Editore.
Ferdinando II. Da Re Bomba a Re alle armi, introduzione alla ristampa del Torneo di Caserta. Napoli, Franco Di Mauro Editore.
2006 – Il presepe napoletano nel mondo. La raccolta Giuseppe Lembo. Napoli, Franco Di Mauro Editore.

COLLABORAZIONI A CATALOGHI

1966 – Un pretesto e qualche idea, in Il presepe Cuciniello. Mostra di pastori restaurati.Napoli, Museo di San Martino
1970 – La produzione del periodo borbonico, in Figure presepiali napoletane dal sec. XIV al sec. XVIII, Napoli
1972 – Naples & its region. Boston City Hall
1975 – Illusione e pratica teatrale (a cura di Franco Mancini, Maria Teresa Muraro, Elena Povoledo). Venezia, Neri Pozza
1980 – Il trucco urbano, in Civiltà del Settecento a Napoli. Firenze, Centro Di
1982 – La commedia dell’arte e il teatro erudito e Il concreto evanescente per la mostra La scrittura e il gesto. Itinerari del teatro napoletano dal Cinquecento ad oggi, Napoli, Guida
1984 – L’immaginario di regime. Apparati e scenografie alla corte del vicerè, in Civiltà del Seicento a Napoli. Napoli, Electa Napoli
1985 – L’illustrazione di costume, in Gouaches napoletane del Settecento e dell ’Ottocento. Napoli, Electa Napoli `
1986 – Gli scritti di Pietro Gonzaga (in collaborazione con Maria Teresa Muraro), in Omaggio a Pietro Gonzaga. Centro culturale Longarone
I sentieri neodorici dell’effimero, in La fortuna di Paestum e la memoria moderna del Dorico (1750-1830). Firenze, Centro Di
1989 – La scena è bella: oggettività e trasfigurazione negli allestimenti dannunziani, in Arte italiana. Presenze 1900-1945. Milano, Fabbri-Bompiani
1997 – Figurinisti e sartori dal rococò al romantico, in Costumi di Odette Nicoletti per Le convenienze e le inconvenienze teatrali di Gaetano Donizetti. Napoli, Gaetano Macchiaroli Editore
La scenografia sancarliana all ‘epoca di Donizetti; I teatri dei Borbone. Due storie in centoimmagini; Cronologia degli spettacoli (1822-1860), in Donizetti e i teatri napoletani nelI ‘Ottocento, (mostra a cura di Franco Mancini e Sergio Ragni). Napoli, Electa Napoli
Perennità dell’effimero, introduzione al catalogo della mostra Capolavori in festa. Effimero barocco a Largo di Palazzo (1683-1 759). Napoli, Electa Napoli
Giacomo Pregliasco in Raccolte teatrali tra classico e parodia. Napoli, Electa Napoli
Gli scenografi di Piccinni nei teatri napoletani, in Piccinni, Bari 2000

COLLABORAZIONI A CONVEGNI, RIVISTE, ENCICLOPEDIE

1955-1965 – voci: Vincenzo Re, Antonio Niccolini, Attilio Colonnello, Ezio Frigerio, Lorenzo Ghiglia, Eugenio Guglielminetti, Maurizio Monteverde, Gian Franco Padovani in Enciclopedia dello spettacolo. Firenze -Roma
1961-1962 – Opere e Scenografi a Napoli nel secolo XVIII in Il San Carlo, anno III, fasc.]; anno IV, fasc. II e IV
1961 – Introduzione alla storia della scenografia napoletana, in Napoli nobilissima, anno I, fasc. II
1961 – Due teatri napoletani del XVII secolo: il Nuovo ed il San Carlo, in Napoli nobilissima, anno I, fasc. III
1962 – Appunti per una storia della scenografia napoletana del Settecento. L’epoca d’oro: Pietro Righini e Vincenzo Re, in Napoli nobilissima, anno I1, fasc. Il
Appunti per una storia della scenografia napoletana del Settecento. Il periodo della decadenza: 1762-1806, in Napoli nobilissima, anno II, fasc. IV
1963 – Appunti per una storia della scenografia napoletana del ’700: i teatri Minori e le case private, in Napoli nobilissima, armo III, fasc. I
1964 – Un’ autobiografia inedita di Antonio Niccolini, in Napoli nobilissima, anno III, fasc. V
Scenografia: un rapporto da precisare, in Critica d’arte, anno XI n.s., fasc.62
1965 – Un’esperienza scenografica: L’isola di Arturo, in Critica d’arte, anno XII, n.s., fasc.69
1967 – L’attribuzionismo presepiale e Giuseppe De Luca, in Napoli nobilissima, anno VI, fasc. I-II
1968-1969 – Scenografia romantica, in Critica d’arte, anno XV n.s., fasc.96 e 98; anno XVI n.s., fasc.104
La scenografia del presepe nella storia della teatralità napoletana. Betlemme del Vesuvio, in Il Mattino illustrato, 22 dicembre 1979, anno III, nn.5l-52 ·
1978 – Alcune note sul rapporto sala-scena nel teatro all’italiana, in Venezia e il melodramma nel Settecento, Firenze Olschki
197(?) – voce Scenografia, in Enciclopedia Treccani, volume di aggiornamento
1980 – Il Teatro più bello, in Campania stagioni, fasc.1
Uno svedese a Napoli: Lindstrom e i costumi popolari, in Campania stagioni, fasc, 2
1980 – Varie voci in Enciclopedia del teatro del 900, Milano Feltrinelli
1981 – Apparati e scenografie nel ’700 napoletano, in Campania stagioni, fasc. 3
Luigi Correra, Il presepe a Napoli, con una nota di F. M., in Campania stagioni, fasc.4
L’arte di fare presepi è perduta per sempre, in Qui Touring, dicembre 1981, armo XI, fasc. 37-38
1982 – Genesi e sviluppo dell’iconografia di Pulcinella, in Campania stagioni, fasc. 5
1984 – Piazze, feste ed apparati, in Campo, anno V, fasc.18-19
1986 – Il San Carlo negli scritti dei viaggiatori stranieri, in Campo, anno VII fasc. 25-26
1989 – Il rovinismo nella scenografia del Settecento (con la collaborazione di Pino Simonelli), in Il teatro a Roma nel Settecento. Roma, Enciclopedia Treccani
1993 – Il presepe a Sorrento, in La terra delle Sirene n.8
1995 – I teatri di Natale, in Il Mattino ??? dicembre
1996 – L’arredo urbano, ovvero perennità dell’effimero, in Cosimo Fanzago, fascicolo N.7 della serie I protagonisti della storia di Napoli. Napoli, Elio De Rosa Editore
1998 – Per una ricostruzione virtuale del teatro Novissimo, in Giacomo Torelli (1604-1678). Fano, Centro Teatro (Atti del convegno tenuto a Fano nel 1996)

COLLABORAZIONI VARIE

Storia di Napoli. Napoli ESI; Il Mattino; Quaderni di teatro; Scena

CONSULENZE

1985 – Incarico del Comune Massa Lubrense per il restauro del Castello aragonese con il progetto di un teatro all’aperto (arch. Salvatore Zarrella).
1987 – Incarico del Teatro Comunale di Modena perla sostituzione del Sipario
1990 – Incarico della Soprintendenza di Coordinamento per il restauro della Cavallerizza del Palazzo Reale di Napoli da adibire a museo teatrale (arch. Antonio Quistelli e Alfredo Bisogni)
2000-2002 – Progetto del costituendo museo del San Carlo, su incarico conferito dalla Soprintendenza del teatro
2002 – Consulenza per l’allestimento del Presepe di corte nel Palazzo Reale di Madrid, su invito del Patrimonio Nacional
2008 – Consulente del Commissario straordinario per l’allestimento ed il coordinamento del costituendo Museo storico del San Carlo

ne hanno scritto:
Dora Amato, Alberto Bertolini, Vincenzo Buonassisi, Michele Buonomo, Elio Cadelo, Giovanni Calendoli, Francesco Vanessa, Mario Cattafesta, Raffaello Causa, Angelo Cavallo, Stella Cervasio, André Chastel, Rita Cirio, Almerico De Angelis, Ghigo De Chiara, Paola Del Vecchio, Angelo Di Giacomo, Ugo Di Pace, Fabio Doplicher, Maurizio Fagiolo dell’Arco, Anna Maria Fierro, Enrico Fiore, Gianfranco Folena, Mario Forgione, Carlo Franco, Federico Frascani, Arturo Fratta, Donatella Gallone, Pietro Gargano, Giacomo Ghirardi, Guglielmo Gigli, Enzo Golino, Gino Grassi, Luigi Greci, Franco Carmelo Greco, Clemente Hellenger, Angelo Jaccarino, Ruggero Jacobbi, Riccardo Lattuada, Sergio Lori, Gennaro Magliulo, Filiberto Menna, Roberto Minervini, Atanasio Mozzillo, Augusto Muojo, Gino Nogara, Sandra Orienti, Roberto Pane, Rosanna Pecchio, Domenico Petrocelli, Mario Pomilio, Elenora Puntillo, Ermanno Rea, Pierre Restany, Paolo Ricci, Pino Simonelli, Michele Sovente, Mario Stefanile, Max Vajro, Lea Vergine, Mercedes Viale Ferrero, Clara Zambonini

22 Giugno 2010

realtà ed illusione, ovvero: occasioni mancate

Filed under: Teatro — admin @ 11:02

Piantate un palo adorno di fiori in mezzo ad una piazza, riunitevi intorno il popolo e avrete una festa. Ancor meglio: offrite gli spettatori come spettacolo, fateli attori essi stessi, fate che ciascuno si veda e si ami negli altri, affinché tutti siano più uniti.” J. J. Rousseau – Lettera sugli spettacoli.

Nell’immaginario e nella concezione comune, il modello ed il simbolo stesso di Teatro, la sua identità, si rifanno, nella quasi totalità dei casi, alla tipologia del cosiddetto teatro all’italiana, ancora oggi la più diffusa nel mondo.

Questo tipo di teatro, sviluppatosi in epoca barocca, ha resistito al tempo e alle mode fino ai giorni nostri, essendo legato indissolubilmente alla concezione borghese di teatro liturgico, da “gustare” seduti “comodamente al buio ed attorniati da persone dello stesso ceto, guardando un palcoscenico sopraelevato il cui diaframma che lo divide dalla sala, riccamente decorato è chiuso da un sipario di pesante velluto dietro il quale si prepara un sogno…”

La sua natura è indissolubilmente legata alla gran parte del repertorio ed alla tradizione europei; ha resistito anche alle poderose spallate delle avanguardie del ‘900; e se è vero che le concezioni registiche contemporanee sono figlie anche di queste avanguardie, è altrettanto vero che questo modello non è stato sostituito da nessun altro o forse sarebbe più esatto dire che non c’è più bisogno di un modello, ma lo spettatore comune non se ne avvede.

Queste contraddizioni, spesso fonte di aspra polemica, inevitabilmente scoppiano ogniqualvolta si restaura o ripristina un teatro, anche piccolo e di scarso interesse storico, sia esso ancora in qualche modo agibile o sia esso scomparso (come nel caso della Fenice di Venezia).

Da una parte, progettisti, consulenti ed “addetti ai lavori”, sarebbero desiderosi di cogliere un’occasione preziosa per rendere meno rigidamente ancorata alla sua tradizione storica una struttura che, anche dal punto di vista economico e funzionale, dovrebbe assumere nuove e più diversificate valenze; dall’altra, l’opinione pubblica, gli organismi istituzionali e spesso lo stesso committente opterebbe, arrivando anche a livelli di veri e propri atti ricattatori, per una fedele ricostruzione del manufatto, anche a costo di limitarne pesantemente l’uso: verrebbe così premiato l’aspetto di rappresentanza dell’edificio teatrale, a discapito della fruibilità della struttura e della sua essenza principalmente operativa.

La radicalizzazione delle due opposte visioni comporta delle pericolose conseguenze e spesso rende negativamente ibridi i risultati.

Il nostro paese è ricchissimo di teatri, costruiti in periodi storici molto diversi, ma tutti compresi, tranne pochissimi casi, nell’arco di poco più di due secoli (da poco prima del diciottesimo secolo ai primi del ventesimo). Lo sviluppo maggiore del teatro e della sua popolarità si è avuto soprattutto nell’ottocento ed in gran parte grazie al melodramma, un tipo di spettacolo nato e sviluppatosi principalmente in Italia e risulta logica, quindi, l’associazione di questa tipologia di spettacolo e dell’edificio teatrale più adatto alla sua esecuzione con il concetto comune di TEATRO stesso.

Anche in piccolissimi paesi e in centri sperduti della nostra penisola spesso troviamo un teatrino, forse modesto: alcuni sono ancora funzionanti, altri chiusi e fatiscenti, altri ancora trasformati in cinema negli anni cinquanta e sessanta. Ovvio e giusto, quindi che se ne costruiscano molto pochi di nuovi, ma si tenda a recuperare il patrimonio esistente ed il problema inizia proprio a questo punto: recupero storico di un edificio che però ha la stessa destinazione che in origine, ma una diversa funzione ed un diverso criterio di fruibilità dello spazio della sala e della scena.

Nel fenomeno teatrale coesistono due diverse entità, spesso contrapposte, spesso in accordo, ma sempre ed ugualmente necessarie, indispensabili per il compiersi dello spettacolo: il pubblico, e cioè la parte che assimila (ma si potrebbe anche dire partecipa, recepisce, gusta) e per la quale il compiersi dell’atto artistico spesso ha del miracoloso e la parte che produce questo atto e che ha un’organizzazione complessa ma precisa, caotica ma efficace, un meccanismo che ha numerose componenti che necessariamente (ne va della qualità dello spettacolo) devono essere sincronizzate e concorrere alla riuscita della messa in scena.

Se per un attimo ci dimenticassimo che si tratta di teatro (sopravvalutandone un po’ la valenza) e paragonassimo il suo recupero a quello di una qualsiasi struttura produttiva, ci accorgeremmo, anche da spettatori, dell’equivoco. Se dovessimo, per esempio, recuperare un vecchio edificio proto-industriale che supponiamo originariamente destinato alla produzione di stoffe, non per cambiarne la destinazione d’uso, ma per farne una industria tessile contemporanea, non ci si sognerebbe certo di pretendere che la stoffa prodotta sia la stessa, o venga tessuta con gli stessi ottocenteschi telai recuperati, o che gli uffici abbiano gli stessi mobili o le stesse dotazioni: sarebbe impensabile. Sono cambiate le stoffe, i loro filati, il modo di produrle, di pubblicizzarle, di trasportarle, di venderle. L’importante è che l’arte della tessitura resti un’arte, diversa nei tempi e nei modi, ma sempre arte.

Non per questo bisogna dimenticare o tanto meno distruggere il passato e la tradizione nel nome di un efficientismo tecnologico e spietato: raccoglierne le testimonianze è un atto di grande cultura e civiltà oltre che doveroso. Probabilmente esiste un modo equilibrato e attento per farlo. Un equilibrio che consenta di bilanciare questi rapporti.

Tutto questo viene dimenticato quando si tratta di un teatro: tradizione, normativa e burocrazia, affette da sempre da miopia cronica, tendono ad avere il sopravvento sugli equilibri già precari che regolano questi difficili momenti progettuali.

La tendenza più diffusa, poi, è indubbiamente quella di avallare in qualche modo qualsiasi apporto ed investimento tecnologico, anche il più invasivo ed innovativo per la parte “nascosta” e cioè quella del palcoscenico e dei servizi, ma di recuperare all’origine storica, nella maniera più fedele possibile, tutti gli spazi destinati al pubblico ed alla sua collocazione, soprattutto dal punto di vista decorativo.

Proprio la storia dell’architettura e degli spazi teatrali, ci insegna invece che in questo tipo di Teatro, e cioè quello all’italiana, l’effimera scenografia di palcoscenico, fragile, deperibile, mobile, mutevole, nella sua spesso esagerata spettacolarità e finzione, nella maggior parte dei casi continuava anche nella sala (come esempio valga il piccolo Teatro Scientifico, costruito a Mantova tra il 1767 ed il 1769 da Antonio Galli Bibiena, esponente di spicco di una intera dinastia di scenografi, architetti di scena); ma in questo caso siamo di fronte all’eterno dilemma – essenza del teatro: quello che vediamo in queste storiche sale è “vero” o “finto” e cos’è in teatro il “vero” ed il “falso”?

Ce lo dobbiamo chiedere anche alla luce di numerosi indizi, il primo dei quali è determinato dal fatto che gli interni e le decorazioni erano quasi sempre affidati a scenografi o al massimo archtetti-scenografi i quali si avvalevano degli stessi materiali con cui si costruivano e si decoravano le scenografie in palcoscenico, alle quali non si è mai attribuito un grandissimo “valore” storico, tanto meno in epoca contemporanea dal momento che vengono continuamente distrutte dopo aver servito al loro momentaneo scopo. Queste decorazioni spesso venivano cambiate o rifatte nel tempo (proprio come le scenografie) data l’usura e l’annerimento a causa dal fumo dell’illuminazione a fiamma libera o più semplicemente per motivi di “moda”. Materiali semplici e poco costosi quali la paglia, il gesso, il legno, la cartapesta, le finte dorature, la tela e semplice pittura a tempera, spesso solo a chiaroscuro, da sempre alla base della pittura scenografica.

Provocatoriamente, un vero e storico recupero di questa tradizione potrebbe consistere nell’affidare ad uno scenografo contemporaneo la progettazione degli interni, il quale, da abile professionista, potrebbe decorare gli spazi con rilievi in resina e finti legni o finti marmi pregiati fatti di compensato dipinto e ricostruire così qualsiasi epoca storica molto fedelmente (compresa quella attuale). Non solo, ma lo stesso allestimento della sala dovrebbe essere per così dire “mutevole”. Alla mitica “macchina scenotecnica di palcoscenico” potrebbe corrispondere una flessibilità di allestimento della sala.

Perché non pensare (basterebbe osare un po’ di più) che, alla riproposta, in palcoscenico, di un certo tipo di drammaturgia, corrisponda una sala (e quindi anche un pubblico e la sua disposizione) che si adegui a “quel” clima drammaturgico? Gli scenografi sarebbero così liberi di scegliere se far proseguire la loro scenografia intorno al pubblico, oppure separarla completamente in due entità ben contraddistinte, se non addirittura in antitesi, oppure ricostruire il più possibile fedelmente le condizioni e le sensazioni originarie del pubblico in un determinato periodo storico (già nei primi anni del ‘900 Edward Gordon Craig asseriva: “ …ogni tipo di dramma reclama un tipo speciale di luogo scenico…”). Ma ciò creerebbe anche condizioni assolutamente nuove ed impreviste che favorirebbero così il fiorire di nuove possibilità espressive in campo teatrale. Senza contare l’enorme vantaggio che (pensando al complesso caso del teatro La Fenice e delle polemiche sulla sua ricostruzione) tutta la parte dell’opinione pubblica legata, per motivi più svariati, ad una ricostruzione fedele degli interni storici di un teatro, potrebbe ritrovare riproposto quell’ambiente tanto tenacemente desiderato (facilmente ricostruibile per uno scenografo); ma altre categorie di pubblico ne potrebbero trovare uno diverso a seconda delle esigenze, della natura e della tipologia di uno spettacolo.

Le restrizioni dovute alle aggiornate normative sulla sicurezza, per la parte che riguarda la zona destinata al pubblico, potrebbero essere compensate da una tecnologia che ormai si è fatta molto raffinata e disponibile a soluzioni sempre più complesse.

La tendenza attuale più diffusa, nel restauro o recupero di edifici teatrali, è quella di conservare il più possibile il “guscio” originario dell’edificio teatrale, svuotandolo completamente e riprogettando tutto l’interno ex novo, introducendo così quel “gusto contemporaneo” spesso poco misurato se non addirittura (in certi casi) fuori luogo. Ecco così celebrarsi il trionfo del teatro di tipo borghese, secondo una definizione non tanto sociologica, quanto brechtiana del termine, che arriva spesso a caratterizzare le scelte di cartellone ed i contenuti stessi delle stagioni teatrali. Ma il teatro borghese non è altro che “un” tipo di teatro. La storia del luogo scenico e la sua evoluzione ci hanno offerto innumerevoli altre tipologie teatrali e drammaturgiche altrettanto interessanti (parlando solamente del passato), senza contare le innumerevoli possibilità contemporanee e senza guardare a quelle future…

E’ altrettanto vero che spesso questi teatri restaurati, presentano palcoscenici molto piccoli, tipici di un modo semplice di fare spettacolo e di periodi in cui la scena era appena suggerita. La voglia o l’ambizione di dotare questi palcoscenici di servizi e funzioni che comportano una tecnologia pretenziosa ed estremamente invasiva, per contro, finiscono irrimediabilmente per limitare ancor di più l’uso prettamente pratico, operativo, tipicamente teatrale di questo spazio.

Le condizioni storiche, sociali e culturali sono ormai profondamente cambiate e quindi se da una parte le mutate esigenze contemporanee dovrebbero prevedere sale sempre più capienti, in cui la visibilità sia ottimale per tutti, senza divisioni o barriere, facilmente accessibili, comode, sobrie e con una buona diffusione sonora, dall’altra, in palcoscenico, non si dovrebbe esagerare con la tecnologia, spesso fonte di equivoci e sopravvalutazioni.

Ormai è giunto il momento di ribaltare il comune concetto per cui il palcoscenico è il regno dell’illusione e la sala quello della realtà: il regno dell’illusione (la sala, dove vi regna) ritroverebbe, con i presupposti descritti poc’anzi, la sua originaria essenza e quello della realtà (il palcoscenico con il pragmatismo della sua organizzazione e dei suoi meccanismi) la sua funzione storica e creativa.

Ecco quindi completamente rovesciate le comuni aspettative: minore “celebrazione” degli aspetti esteriori o estetici della sala ed una maggiore attenzione al dosaggio della tecnologia in palcoscenico.

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